autoarbitraggio

Autoarbitraggio nel calcio: ecco le vere regole di gioco.

Secondo la FIGC e il Settore Giovanile Scolastico “le gare dei Pulcini – della stagione sportiva in corso e di quelle future – dovranno essere arbitrate con il metodo dell’autoarbitraggio“.

Tale opportunità prevede che la gara venga arbitrata dagli stessi giocatori che disputano la gara, delegando al dirigente-arbitro e ai tecnici responsabili delle squadre che si confrontano eventuali interventi di mediazione e di supporto.

Questo suggerisce la FIGC e il SGS.
Il mio ruolo mi permette di trascorrere molto tempo tra i campi di gioco e ne ho davvero sentite di “ogni”.

“Serve a nulla”, “serve a poco”, “noi preferiamo far dirigere la gara a un arbitro vero…”

Tante posizioni diverse, tante idee molto spesso generate dalla confusione relativa alla corretta interpretazione di questa nuova proposta di regolamentazione del gioco.

Cerco di fare un po’ di chiarezza, di evidenziare i vantaggi dell’autoarbitraggio e di sottolineare le criticità più frequenti.

Va da sé che – in assenza di un clima sereno e sportivo – niente di tutto ciò diventa possibile.

Autoarbitraggio: a cosa serve?autoarbitraggio

Questa proposta di regolamentazione del gioco procede nella direzione dello sviluppo di autoregolazione e autonomia nei giovani calciatori.
Essere indipendenti significa – spesso – essere individui pensanti, in grado di prendere decisioni e risolvere problemi.

L’autoarbitraggio – in particolare – è utile per:

  • stimolare l’auto-organizzazione;
  • conoscere e applicare correttamente le regole di gioco;
  • creare un clima positivo;
  • educare e insegnare giocando.

Tutti elementi e concetti davvero importanti, ma resi possibili soltanto in un clima positivo, sereno e rilassato.

Se il risultato della partita è l’unica cosa che conta, se vincere è fondamentale questo non è possibile. Ogni rimessa laterale diviene fondamentale per prevalere sull’avversario: giocare da furbi strumentalizzando il comportamento dei bambini aumenta esponenzialmente la probabilità di successo, ma a quale prezzo?

Il calcio vuole e ha bisogno di cambiare.

Siamo stati – e lo siamo tuttora – tutti estremamente critici riguardo l’eliminazione della nostra nazionale maggiore dal mondiale in Russia.
Abbiamo bisogno dell’aiuto di ciascuno per risanare le cose: il movimento può tornare a crescere soltanto se il cambiamento parte dalle base; solo se ogni addetto ai lavori ne diventi tutore e garante.

I primi responsabili siamo noi.

Autoarbitraggio: cosa fa il dirigente-arbitro prima della partita?

Quali mansioni ha il dirigente-arbitro:

  1. Compiti Didattici.
    Deve conoscere le regole di gioco e informarsi sulle relative differenze e sulle modalità applicative nell’attività di base.
  2. Compiti Organizzativi.
    In sintonia con i dirigenti societari, collabora all’organizzazione delle gare informandosi su tutti gli adempimenti pre, durante e post gara.
  3. Rapporti con i Tecnici.
    Comunica con il Responsabile Tecnico e gli allenatori sui rinforzi educativi che riguardano principalmente la gara negli aspetti comportamentali.
  4. Rapporti con i giocatori.
    Li aiuta nella conoscenza delle regole di gioco, favorendone il rispetto, con un comportamento imparziale che rappresenti un esempio positivo.

…e durante il gioco?

Nello svolgimento dell’attività il dirigente-arbitro ha il compito di:

  • Supervisionare la gara.
  • Intervenire soltanto se strettamente necessario (causa infortunio, per garantire la sicurezza dei bambini, in caso di evidenti e/o reiterate scorrettezze).
  • Favorire l’autogestione della partita: in questa direzione procede la scelta di indicare due bambini – uno per squadra – che possano decidere in caso di situazioni dubbie, accordandosi tra loro; in ogni caso è opportuno che queste situazioni siano tenute sotto stretta sorveglianza dal dirigente-arbitro e da tecnici e dirigenti.
  • Negli intervalli tra i 3 o 4 tempi svolti è opportuno restituire un feedback relativo alle azioni dei giocatori, evidenziando comportamenti probi o non consoni verificatisi durante la gara e fornire indicazioni e approfondimenti a riguardo (es: “quando cerchi di prendere la palla all’avversario, fallo senza spingerlo”ecc.).

Autoarbitraggio: conclusione e saluti.

Al termine dei giochi è molto importante:

  • Fornire – qualora si sia reso necessario – feedback ai giovani calciatori, tecnici e dirigenti relativi a particolari situazioni verificatesi durante la partita.
  • Fare eseguire i saluti.
  • Compilare il referto e sottoscriverlo da entrambi i dirigenti delle tue squadre.
  • Favorire l’organizzazione del terzo tempo fair play, invitando i genitori a portare una merenda da far condividere a tutti i bambini che hanno partecipato alla gara.

Chi è contro l’autoarbitraggio?

Tutti gli addetti ai lavori – tecnici e dirigenti – che cercano di indirizzare le decisioni dei bambini a proprio vantaggio, per poter vincere la partita.

Vai avanti, che non è fallo! Prendila che è nostra!

Ecco alcuni classici comportamenti che minano l’essenza dello spirito delle modalità di gioco delle categorie della Scuola Calcio.
Questi atteggiamenti non soltanto impediscono l’instaurarsi di un clima sereno, ma frenano l’apprendimento e inibiscono autonomia e presa di decisione dei piccoli calciatori.

Chiunque agisca in questa direzione NON è adatto a occuparsi di una squadra di piccoli atleti – forse nemmeno di una squadra del Settore Giovanile – e danneggia l’immagine di tutto il movimento calcio, sia questo CHIARO.

Tutti quei genitori che – non informati a sufficienza dalla propria società sportiva – non sono a conoscenza delle regole cui soggiaciono i confronti nell’Attività di Base, ignorano cosa sia l’autoarbitraggio e l’importanza che tali gare assumono nella crescita sportiva e morale dei propri figli.

Situazioni di gioco frequenti: come risolverle?

Molto spesso durante il gioco avvengono situazioni con frequenza più alta rispetto ad altre.
Ecco quali sono con le relative modalità di risoluzione.
Per tutti gli altri casi diventa opportuno applicare la regola aurea del buon senso e confrontandosi prima e durante la manifestazione.

  • Se il portiere prende con le mani un retropassaggio?
    La risoluzione più frequente è quella di rimettere in gioco con una “palla a due” al limite dell’area.
  • Come si mette la barriera?
    Dare indicazione per il posizionamento.
  • Calci di punizione:
    dare un segnale – anche solo un “via” – per la battuta.
  • In caso di grave scorrettezza:
    intervento del dirigente-arbritro.
  • Il giocatore si deve legare le scarpe.
    Il dirigente-arbitro ferma il gioco.
  • Non si trova un accordo su un fallo:
    Il dirigente arbitro accorda una palla a due.
  • Sostituzioni?
    Cambio volante.
  • Rimessa laterale particolarmente scorretta?
    Intervento del dirigente-arbitro.

Luca Filograno

Referente Provinciale della Figc per le attività di base, docente di Metodologia per i corsi Grassroots Level E. Allenatore UEFA B. Laureato in Scienze e Tecniche Neuropsicologiche. Trainer individuale, formatore e - soprattutto - grande appassionato di calcio giovanile.

8 thoughts to “Autoarbitraggio nel calcio: ecco le vere regole di gioco.”

  1. Oggi, presso la Villa del Marchese di Sanfelice, alla presenza delle istituzioni locali, di rappresentati FIGC e Eni, è stato inaugurato il Centro Federale Territoriale di Potenza-Viggiano presso il campo sportivo «Coviello», il secondo in Basilicata. Si tratta di una nuova opportunità per i giovani della regione di entrare in contatto, attraverso il calcio, con un importante progetto di educazione e formazione basato su valori fondamentali come l’integrazione, l’aggregazione, la fiducia, il gioco di squadra e il rispetto delle regole. Valori che Eni condivide e ha scelto di promuovere attraverso il sostegno come Top Sponsor di tutte le squadre Nazionali FIGC e come Sponsor Ufficiale dei Centri Federali Territoriali, un progetto Federcalcio che ha lo scopo di monitorare i calciatori più promettenti della zona e dedicarsi alla loro crescita tecnica nel corso degli allenamenti settimanali in modo da fornire un’ulteriore attività formativa di eccellenza parallela a quella svolta con i rispettivi club.

  2. L’articolo sicuramente è scritto nel migliore dei modi e mi sento uno dei pochi, per lo meno nella mia esperienza, che cerca di mantener fede agli impegni presi in visione educativa-formativa, quindi fair play nell’attività di base.
    Ma la mia esperienza mi porta sul campo a dire che preferirei ci fosse un arbitro che prende le decisioni perché la furbizia è una componente degli schemi mentali che nell’età preadolescenziale troppo prevarica, inoltre ricordiamo che non tutti i bambini provengono da una stessa estrazione sociale e quello che si vorrebbe riuscire a raggiungere è un’utopia.
    Quando la ragione è sempre sopraffatta dall’egoismo e le statistiche parlano chiaro l’unica via percorribile è una gestione arbitrata e gli stessi valori di fair play ai bambini possono essere insegnati, nel rispetto totale di tutto e tutti, anche se i match saranno nuovamente arbitrati, con il ruolo del direttore di gara di dare corrette spiegazioni ai giocatori di quelle situazioni dubbie !
    E’ un mio semplice pensiero, ma più ci si trova in partite ritenute “sentite” e più emerge dove possibile la furbizia, troppo spesso pilotata dalla panchina !

    1. Ciao Daniele, ti rispondo per ordine…
      1) non sei uno dei pochi: siamo sempre di più; sempre più società hanno voglia di cambiare e di mettere da parte il risultato nella Scuola Calcio. Non ti abbattere!
      2) tutto il discorso decade se non c’è voglia – da entrambe le “panchine” coinvolte – di fare davvero formazione e non vincere un’inutile partite. Ma presenza o assenza di un arbitro è un finto problema: anche con un vero direttore di gara in campo non si farebbe “cultura sportiva”: la squadra perdente darebbe cmq la colpa del proprio fallimento a eventuali decisioni arbitrali ritenute errate.
      Quindi – con o senza arbitro – abbiamo il compito di creare quel clima di festa e leggerezza nelle partite della Scuola Calcio, ricordando che le categorie “importanti”, in cui il risultato conta, sono soltanto 2: Giovanissimi e Allievi “pieni”.
      Ti posso fare almeno 100 nomi di persone che la pensano come noi…le cose cambiano.

      1. A volte, in particolare quando mi confronto con alcune società penso all’inutilità e alla “sopraffazione” che i “miei” bimbi subiscono a causa dell’autoarbitraggio, dovendosi scontrare con bambini indirizzati più alla furbizia (per cosa?) e alla prevaricazione che al fair play; questi pseudoallenatori non solo non vedono fallacci fatti dai propri bimbi, rimesse non loro e altro, ma sono convinti che il loro modo di fare sia quello giusto (il calcio è dei furbi e dei prepotenti) e quindi quello da insegnare ai bambini……. Contro di essi non vi è un solo rimedio, anche perchè sono molti e sempre più accaniti: dovrebbe, a mio avviso intervenire la Figc con controllo mirati a questo scopo e dopo un primo avviso alle Società”colpevoli” chiedere la rimozione di questi personaggi deleteri per la crescita dei bambini. Non vedo alternative, perchè pur essendo favorevole all’autoarbitraggio e riconoscendone tutti i meriti di crescita per i bimbi, a volte mi costringono ad odiare il “sistema” stesso perchè ingiusto verso i bambini stessi.

        1. Vero.
          Ma noi “formatori” abbiamo il compito di dare l’esempio e cercare di cambiare il nostro mondo con piccole azioni quotidiane.
          Parla con l’istruttore e con il dirigenti dell’altra squadra, prima della partita.
          Prova a creare un clima favorevole, sereno e propedeutico all’autoarbitraggio…
          senza questo, ogni accorgimento o proposta cade nel vuoto…
          oi: tieni duro… siamo sempre di più!

  3. Ciao a tutti ,
    tutti i pensieri letti sono corretti , mi rispecchio perfettamente con voi , io ad esempio sono uno di quelli che sponsorizzerebbe l’auto arbitraggio tutta la vita , e vi dico come partono le mie partite in perfetto silenzio , poi dalle panchine avversarie e dal dirigente arbitro partono costantemente un continuo parlare ” è NOSTRA SVEGLIATI,è FALLO NOSTRO DAI,è RIGORE ecc….” quindi i miei buoni propositi cadono e non nego che a volte mi è capitato di discutere con i dirigenti e allenatori avversari, facendo notare che le pacchine devono rimanere in rigoroso silenzio .
    cosa ne pensate ?

    1. Vero.
      Ci può essere autoarbitraggio soltanto laddove ci sia un clima sereno in campo e armonia tra le panchine: questo lo si può ottenere confrontandosi prima della partita e condividendo quello che succederà in campo.

  4. Porto due brevi testimonianze: partecipo ad un prestigioso torneo (annata 2007/8) nel bresciano, mi basta un pareggio per qualificarmi alle semifinali, sul 2 a 2 a pochi minuti dalla fine il dirigente che funge da arbitro chiama una punizione a due in area dichiarando che il mio giocatore ha effettuato un retropassaggio al portiere intervenuto con le mani, quando invece il giocatore nel calciare male il pallone ha alzato la palla a campanile ed è intervenuto ovviamente il portiere con le mani. Mentre il portiere sta ancora posizionando la barriera il dirigente arbitro fa battere la punizione in area a porta vuota, essendo il portiere ancora sul palo. Non ho accettato la scorrettezza, ho richiamato i miei giocatori e ho ritirato la squadra dal torneo. Ho dialogato con il mister ed il dirigente che al posto di scusarsi per l’accaduto festeggiavano d’aver passato il turno !
    Secondo aneddoto, finale ad un torneo a Milano, autoarbitraggio, i miei bambini conducono 1 a 0, a pochi minuti sviluppano un’azione che sul tiro doveva essere 2 a 0, il pallone scavalca a palonetto il portiere, il quale entra in porta e con la mano recupera la palla e la scaraventa fuori, goal netto. Il bambino che ha fatto gol esulta, il portiere dice che non è gol, il mister avversario dice di non aver visto e quindi non è gol e per non creare dissapori ho preferito evitare polemiche inutili, perché contro maleducazione e ingiustizia negli anni mi sono accorto che la polemica è solo distruttiva !
    La resistenza al cambiamento, è vero che si combatte con il tempo e con i buoni esempi, ma molti pseudo allenatori che accompagnano i bambini in campo non hanno la minima idea di quale filosofia attuare, e nemmeno le società spesso si interessano di questi episodi, per la maggiore ciò che conta è il risultato e se, come detto sopra, non interviene la FIGC a verificare sui campi il fair play, poco otterremo !

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