Velasco: l’essenziale è proprio davanti agli occhi…

Julio Velasco ha l’incredibile capacità di rendere semplici e immediati concetti e idee decisamente complessi.
Come comunica un vero allenatore?
Cosa serve per costruire una squadra vincente?

Per rispondere a queste domande abbiamo deciso di riportare interamente un articolo tratto dal sito PerformanceStrategies.it.
Qui puoi trovare la versione originale e integrare del contributo.

Julio Velasco e le sue “regole”

Julio Velasco

Dell’intensissimo corso di Julio Velasco sulla Leadership, tenutosi a Bologna, il 13 febbraio scorso, ecco alcuni punti, che vi riproponiamo per la vostra crescita professionale:

  1. L’allenatore non fa, convince a fare (per allenare uccidi il giocatore che è in te)    

Julio Velasco ha spiegato le difficoltà che hanno molti ex giocatori, sopratutto campioni, a calarsi in un nuovo ruolo, quello di allenatore. Questo è spiegato dal fatto che loro erano abituati a decidere le partite da soli. E quindi fanno fatica a convincere a fare, sono ancora tentati dall’idea di poter risolvere piuttosto che delegare.
Questo vale anche per gli imprenditori, sebbene loro debbano fare e gestire insieme. Ma chi non cade nella tentazione di dire “Faccio prima a fare che a spiegartelo?“. Ecco perché per “allenare” (non solo nello sport), devi uccidere il giocatore che è in te.

      2. Nell’errore bisogna cercare il motivo, non il colpevole    

Facile parlare di colpe e scaricarle. Molto più difficile andare a fondo sui motivi, e sulle soluzioni.

      3. La squadra si costruisce cominciando a stabilire i ruoli

Se tutti i difensori pensassero di poter risolvere le partite da soli, magari lo farebbero, in una circostanza. In quella successiva però potrebbe succedere di prendere un contropiede, di restare scoperti e di subire un gol. Se non si rispettano i ruoli gli schemi saltano. Velasco ha fatto anche l’esempio opposto.
Cosa succede se un difensore che non rispetta una consegna segna un gol? Penserà di poter decidere le partite e se ne vanterà.
A gli attaccanti verrà detto che loro non fanno il mestiere per cui sono pagati. E questi saranno i primi a godere di un eventuale gol subito per colpa dello stesso difensore. Siamo essere umani. Questo vale anche in azienda.

     4. Festeggiare anche gli errori nei tentativi, come con i bambini

Quando un bambino prova a dire una nuova parola e non ci riesce, viene festeggiato. Quando prova ad andare sul triciclo e cade, viene festeggiato. Perché ci sta provando. Perché ci sta mettendo tutto se stesso. Lo stesso deve avvenire all’interno delle aziende. Festeggiate ogni piccolo progresso.

5. Sì, sì… però è No

Se non c’è convinzione in una risposta, non ci sarà nell’attuarla.

Julio Velasco

      6. Dite più spesso “bravo”. Ditelo anche ai bravi. Gli uomini hanno bisogno di     riconoscimento. Alle donne moltiplicate per quattro

I complimenti aiutano a rendere di più. Sentirsi dire “bravo” dal proprio leader è il modo migliore per continuare a crescere.

     7. Ogni tanto ci vuole qualcuno che ci spinge in piscina. E ci costringe a nuotare

Il bravo leader ti porta oltre. Ti spinge a rischiare e a provare cose che non hai mai provato prima. Ti spinge anche in piscina se necessario, perché è consapevole che tu potrai dare il meglio e imparare a nuotare. Se siete leader, il vostro compito è quello di capire quale dei vostri collaboratori riuscirà a nuotare anche in una piscina con i coccodrilli dentro. E diventerà il migliore. Bellissima la storia di Zorzi, raccontata proprio dallo stesso Velasco…

8. Chiedete più volte “perché” ai vostri collaboratori. Spesso abbiamo dei conflitti e non abbiamo chiesto perché

Capita che un vostro collaboratore abbia paura di fare qualcosa. Dietro le scelte si celano sempre delle motivazioni più o meno profonde. Andate a fondo: chiedete sempre perché. È il modo migliore per conoscerli, ed ottenere sempre di più da loro.

     9. Non si può avere il posto fisso alle Poste e fare la vita spericolata alla Vasco Rossi

Se vuoi rischiare e vuoi inseguire un sogno, ti devi dedicare a questo sogno. Velasco cita come esempio i suoi primi anni da allenatore: per allenare a Jesi ha mollato tutti, accettando un contratto al minimo sindacale. Se avesse continuato ad allenare a tempo perso non sarebbe diventato il miglior allenatore del mondo e forse non avrebbe avuto nessuna soddisfazione nemmeno dal suo vecchio lavoro. Così è per gli imprenditori, i liberi professionisti, i dipendenti. Al centro di tutto c’è il focus: scegliere una strada, dedicarsi a quella, monitorarne i risultati.

     10. La concezione dell’errore

Quale differenti reazioni all’errore manifestano bambini e adulti? Guarda il video!

     11. L’allenamento cognitivo per superare le difficoltà.

Velasco racconta come i suoi giocatori hanno imparato a risolvere situazioni di gioco in modo autonomo.
Senti la sua storia!

     12. Chi vince festeggia, chi perde spiega

È una delle frasi più famose di Julio Velasco. C’è bisogno di aggiungere altro?

Luca Filograno

Referente Provinciale della Figc per le attività di base, docente di Metodologia per i corsi Grassroots Level E. Allenatore UEFA B. Laureato in Scienze e Tecniche Neuropsicologiche. Trainer individuale, formatore e - soprattutto - grande appassionato di calcio giovanile.

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