allenatore di scuola calcio

Allenatore di scuola calcio tra passato, presente e futuro

Il calcio sta cambiando. O meglio: sta disperatamente cercando di farlo. Il modo è ancora molto confuso, la strada sconosciuta e quantomai tortuosa.
Anche la figura dell’allenatore di scuola calcio muta e si evolve nel tempo.

Cosa faceva l’allenatore nel secolo scorso? Cosa farà in futuro?
Quale sarà il profilo più richiesto dalle società sportive?

Cambiano i tempi, cambia il calcio

calcio di strada

Qualche anno fa c’erano i giardini, le piazze, le strade e i cortili. Anche oggi ci sono, ma non per giocare al pallone.

C’era educazione motoria nelle scuole e ogni momento libero – intervallo compreso – era utilizzato per giocare a palla: con qualsiasi tipo di palla.

Ora non è più così.
Non ne conosco ancora le ragioni.
I giardini, le piazze, i cortili e le strade ci sono sempre, ma non si gioca più.

Molto spesso mi è anche capitato di veder comparire improbabili cartelli in prossimità di prati e aree verdi, recanti la curiosa frase: “è vietato il gioco della palla”.

Per questo non si gioca più all’aperto?

Certamente anche pc, tablet, smartphone e videogames hanno un appeal molto più grande se paragonato ai loro predecessori del secolo scorso.
Ma questa è la vita: il tempo passa, così come le mode e le abitudini.

Il mondo cambia, il calcio cambia; ma non nel modo giusto.

Lo sport – a mio parere – più bello del mondo sta mutando, ma sta prendendo una deriva davvero pericolosa.

Competenza e formazione stanno cedendo il passo al bisogno di fare risultato.

Vincere subito la partita è diventata la sola priorità dell’allenatore di scuola calcio: superare gli avversari in gara sembra essere l’unica occasione che la società sportiva abbia per avere prestigio e visibilità.

L’allenatore di scuola calcio nel passato

Qualche anno fa – quando il tempo passato a giocare “in giro” era 5/6 volte superiore a quello trascorso in allenamento – ciò che si richiedeva all’allenatore di scuola calcio era molto semplice.

La gran parte della formazione sportiva era affidata alla strada. In quel laboratorio a “cielo aperto” i giovani calciatori imparavano a risolvere complesse situazioni di gioco, implementando capacità cognitive, percettive e motorie.

Tre ore trascorse a fare esercitazioni nel campo da calcio erano sostenute settimanalmente da altre 15/20 passate a inseguire un pallone nei luoghi più improbabili.

L’allenatore di scuola calcio poteva permettersi di fare file interminabili per la finalizzazione a rete, noiosi giri di corsa intorno al campo, estenuanti balzi sopra gli ostacoli più alti che c’erano.

L’allenatore di calcio “dava” poco – in termini di valore aggiunto per la crescita sportiva del giovane calciatore – e richiedeva altrettanto.
Poca formazione e competenza (salvo rari casi ed eccezioni), minore disponibilità in termini di tempo e esiguo esborso di denaro per la società sportiva.

Il coach era contento: poteva gestire la propria squadra in pressoché totale autonomia, non aveva bisogno di investire grossi quantitativi di tempo (eccetto i momenti di campo) ed era libero di dedicarsi a pieno a inseguire vittorie e risultati.

Molto spesso l’allenatore di scuola calcio era un “dopolavorista”, un pensionato, una persona con grande passione e del tempo libero da dedicare alla società sportiva.

L’allenatore di scuola calcio nel presente

Nel primo decennio di questo secolo, mentre le FederCalcio della quasi totalità dei paesi europei (es. La svizzera)si dedicavano attivamente alla ristrutturazione del sistema di insegnamento del calcio, il nostro paese si adagiava sull’illusoria vittoria scaccia-crisi del mondiale tedesco del 2006.

L’ultima vera generazione di campioni “nati dalla strada” lasciava un altro indelebile segno nella nostra storia sportiva nazionale, grazie a un immenso moto di orgoglio e un gigantesco colpo di coda finale.

Mentre le altre Federazioni sportive obbligavano i loro club professionistici a investire una parte del fatturato nelle proprie scuole calcio e settori giovanili, noi ci abbracciavamo festosi al Circo Massimo al suono di “poo – poroppo – poppoo – poo”.

Tutto questo è stato paragonabile a un bambino che ha nella sua tasca dieci caramelle; la sua mamma gli ha detto che non ne avrà altre per dieci giorni.
Sta a lui decidere se mangiarle tutte il primo giorno, godendo davvero tanto una sola volta e poi basta; oppure dilazionare il piacere per poterne trarre beneficio ogni giorno un po’.

Noi abbiamo fatto una scorpacciata di caramelle, nel 2006.
Dolci che – tra l’altro – non avevamo nemmeno meritato. Dopo quell’immenso e immediato soddisfacimento del piacere, poi non è rimasto nulla per gli anni seguenti.

L’allenatore “del 2000”

Problem Solving nel calcio

Ecco che in questi primi anni del 2000, la figura dell’allenatore di scuola calcio è lentamente mutata.
L’età media dei coaches è scesa sensibilmente e si sono avvicinate alla panchina nuove figure con esperienze, motivazioni e capacità molto differenti, tutte accomunate da una grande passione per il calcio.

L’allenatore di scuola calcio di questi anni è un semplice appassionato di calcio a cui la società sportiva ha deciso di affidare una squadra, garantendogli un rimborso economico per sostenere le spese.

Giovani studenti universitari fanno il loro ingresso in società sportive nel disperato tentativo di “cumulare” rimborsi spese – frutto di svariate mansioni – adoperandosi in un’attività per loro gratificante o che garantisca loro crediti formativi accademici.

Alcuni formatori/istruttori decidono di intraprendere percorsi di formazione indipendenti, iscrivendosi ai sempre più numerosi corsi organizzati sul territorio da diversi enti e associazioni.

Alla semplice “passione” che contraddistingueva l’operato delgli allenatori di scuola calcio del secolo scorso, si è abbinata l’esigenza di remunerazione per l’attività svolta.

Il risultato la fa ancora da padrone: gli allenatori/istruttori più pagati sono quelli che vincono di più – ebbene sì, anche nella scuola calcio.

La competenza, la formazione, la capacità di posticipare il piacere (non vincere la partita subito, ma creare calciatori pensanti) putroppo non sono ancora un requisito discriminante.

Quale sarà l’allenatore del futuro?

 

allenatore di scuola calcio

Il momento di pensare al futuro è arrivato: l’esclusione della nostra nazionale maggiore ai campionati mondiali può essere un importante innesco.

Ogni rivoluzione che si rispetti parte dal basso e coinvolge le masse, di cui l’azione esplicita diviene il vero motore del cambiamento.

Il calcio – soprattutto nel periodo riguardante l’età evolutiva – ha quantomai bisogno di competenza. Le “brave persone” non bastano più: ora necessitiamo di “persone brave”.
La disponibilità, l’altruismo, la filantropia devono cedere il passo alla preparazione, alla formazione e alla remunerazione.

Anche perché si ha bisogno di persone che “conservino una caramella per ciascun giorno”, che mettano da parte l’intrigante quanto effimera soddisfazione di vincere una partita o un torneo e siano in grado di gettare solide basi per “costruire nel tempo e lentamente” giovani calciatori preparati.

Per far sì che questo avvenga l’allenatore di scuola calcio deve diventare a tutti gli effetti una figura professionale: lavorare in campo deve permettere al coach di “pagare le bollette”.

Va fatta molta attenzione.
Molti formatori attualmente condividono l’insostenibile leggerezza del risultato a breve termine, esaltando l’importanza della bontà del lavoro svolto negli anni.

Però il risultato – vincere la partita – era in passato la sola gratifica che l’allenatore poteva ricevere.
Ora si sta – giustamente – mettendo da parte l’esito di una gara, per dare importanza alla progressiva crescita del giovane calciatore.

Il profilo dell’allenatore

Così facendo – però – il calcio rischia di perdere molto appeal.
Quali motivazioni deve avere un’aspirante allenatore di scuola calcio? E quali requisiti deve avere?

Le società sportive più lungimiranti al momento ricercano allenatori:

  • giovani;

  • con un discreto livello di studio (Suism);

  • che abbiano esperienza nel mondo del calcio o comunque sportiva;

  • possibilmente automuniti;

  • disponibili a lavorare 2/3 volte la settimana compresi (SEMPRE) i w.e.;

  • presenti e attivi nei corsi di formazione;

  • volenterosi nelle attività sociali;

  • che non chiedano soldi/rimborsi spese.

Forse si sta chiedendo troppo.
Forse è proprio per questo che oggi è così complicato trovare formatori da abbinare alle squadre di scuola calcio.
Siamo alla ricerca di persone competenti, appassionate, preparate e disponibili. E vogliamo anche pagarle poco o nulla.
La moglie ubriaca e la botte piena.

E ancora: quali possibilità future/sbocchi lavorativi il calcio è davvero in grado di offrire?
L’insegnamento della disciplina va riformato e ristrutturato in modo che personale preparato – dopolavorista o laureando che sia – torni ad avvicinarsi e ad arricchire questo sport.

Quale può essere la soluzione? Qual è il profilo più adatto per divenire formatore?
Quale strategia di “recruiting” possiamo adottare?

Luca Filograno

Referente Provinciale della Figc per le attività di base, docente di Metodologia per i corsi Uefa Entry. Allenatore UEFA B. Laureato in Scienze e Tecniche Neuropsicologiche. Trainer individuale, formatore e - soprattutto - grande appassionato di calcio giovanile.

8 thoughts to “Allenatore di scuola calcio tra passato, presente e futuro”

  1. Buongiorno Luca,
    molto interessante l’articolo, mi piacerebbe che si invertisse la faccia della medaglia e porrei attenzione a cosa invece gli Allenatori vorrebbero dalle società sportive.
    E’ molto interessante quanto scritto sopra, ma le richieste delle società non vanno di pari passo con la qualità che poi le società mettono al servizio degli allenatori, e partirei dall’esigenza di organizzare formazione costante, assente in gran parte dei settori giovanili….. e la lista sarebbe lunga.

    Buona giornata

  2. Perche non cominciare cosi, obbligare le società sportive a pagare i corsi Uefa A,B,C …. agli allenatori che vogliono mettersi in gioco ed hanno una passine sfrenata del calcio .
    Cosa ne pensate ?

  3. Salve, io vivo in una piccola realtà, da qualche anno mi sono affacciato al mestiere di allenatore, mi piacerebbe moltissimo partecipare a corsi e provare a prendere i vari patentino, ma purtroppo a mio avviso i corsi sono organizzati troppo raramente e con programmi e orari troppo restrittivi per permettere alle persone comuni che magari hanno passione di parteciparvi ed andare in campo preparati per insegnare qualcosa di corretto agli allievi

  4. Ciao, 4 anni fa dissi alla mia società che avevo l’intenzione di avvicinarsi al mondo del calcio avvicinando una persona cosiddetta esperta!!! Cosí fu ma mi accorsi che era tutto improvvisato. Decisi di intraprendere un percorso chiaramente a mie spese. Nel 2013 a Bologna, Baggio e presidente della federazione calcio, Adriano Bacconi insieme alla UISP partì con il primo corso chiamato Calcio4d che si sviluppò in diverse ore di formazione con la partecipazione a Vinovo di Roberto Baggio che ci diede il primo attestato di partecipazione a questo interessantissimo percorso che purtroppo poi si interruppe per vari motivi e nel frattempo Baggio usciva dalla presidenza della federazione. Quelle ore passate insieme ancora oggi mi portò dentro come bagaglio di crescita personale importantissimo. Peccato non ci sia stato un seguito!!! Tornando alla mia piccola realtà della società per cui ancora oggi mi trovo a farne parte, ho esplicitamente chiesto e ottenuto che la formazione fosse prima regola per intraprendere un percorso di crescita per me ma soprattutto per i ragazzi della scuola calcio. Quindi no soldi ma tanta formazione. Oggi oltre a quella stupenda parentesi di Bacconi- Baggio ho chiesto e ottenuto il patentino UEFA C pagato completamente dalla mia società. Questo secondo il mio modesto parere dovrebbe essere una base fondamentale per tutti quelli che volessero avvicinarsi a questo Gioco. A oggi a Bologna il movimento sul fronte sviluppo/crescita nelle scuole calcio da parte dei formatori finalmente si muove con l’aiuto FINALMENTE della prima società della città “Bologna FC 1909” era ora!!!

  5. I settori giovanili purtroppo sono visti come un viale di introiti, solo quote associative e pensare che spendano dei soldi per formare i propri allenatori è assai una rarità, se non un’utopia. Se si pensa che i collaboratori degli allenatori hanno un rimborso spese pari a 0 e gli allenatori se vanno bene racimolano 100 euro di rimborso a fronte di 3 allenamenti a settimana, partite il sabato e amichevoli la domenica…… e qua emerge che chi veramente lo rimane oggi ancora in campo, è perché è spinto da una forte passione. Possiamo capire quindi che la formazione è autofinanziata dagli stessi addetti ai lavori.
    Ps. i corsi per i patentini purtroppo hanno orari e giorni troppo compressi e per seguire un corso devi rinunciare a seguire i ragazzi in campo, sono organizzati in periodi sbagliati e troppo poco frequenti, altro tassello che ci mette in difficoltà per crescere maggiormente !

  6. Analisi molto puntuale e precisa con parecchi spunti di riflessione. Difficile dare una risposta alle tante domande. Aggiungerei un ulteriore spunto di riflessione: pensare all’atteggiamento spesso troppo ingombrante dei genitori che pretendono sempre più spesso dai coach e dai loro figli “il risultato e la vittoria” dimenticando che lo sport (e non solo il calcio) deve essere portatore di valori prima ancora che di risultati

    1. Ciao Luca.
      Le inferenze dei genitori nell’attività sportiva dei figli è una roba senza senso.
      L’unico risultato nel settore giovanile è quello di creare un gruppo unito che ha voglia di faticare/sudare/impegnarsi nelle ore di allenamento.
      L’unica vittoria è vederli apprendere, crescere e implementare le loro competenze.
      Tutto il resto è soltanto fuffa.

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